Giorno 9

Oggi passeremo da San Piero, questo toponimo dimostra in maniera palese a chi è dedicato il nome di questo paese, a Pietro l’apostolo di Gesù. Per arrivarci passeremo dalla frazione di San Giacomo che è deducibile dal nome a quale santo questo luogo sia dedicato, a San Giacomo il Maggiore, in un parallelo fra il cammino di Santiago di Compostela, di cui San Giacome è il protagonista, e il territorio su cui tu ora ti trovi, perché questa terra ha il merito di aver dato i natali a Papa Pasquale II, figura che abbiamo conosciuto ieri, e che ha avuto un ruolo importante in Spagna come legato pontificio proprio nel periodo in cui si stava edificando la basilica di Santiago, meta del cammino di Compostela. I lavori iniziarono nel 1075 per volere di Papa Gregorio VII e ultimati nel XIII secolo con la consacrazione avvenuta nel 1211.

 

 

Papa Pasquale II, in latino Pascalis II (al secolo Rainerio Rainieri) fu eletto Papa il 13 agosto 1099 succeduto a Urbano II, e fu tra i promotori della tormentatissima elezione del suo predecessore.

Si pensa che Rainerio facesse parte del ristretto gruppo dei fedelissimi di Papa Urbano II. Quest’ultimo una volta eletto notò le qualità del giovane romagnolo e lo mandò come legato pontificio, quando Rainerio era ancora all’inizio della sua carriera ecclesiastica nel 1089-90, in legazione nel Regno di León-Castiglia, attraversato dalle inquietudini della sede di Compostela e dallo scontro fra il vescovo Diego Peláez e il re Alfonso VI; tanto che nel 1095 il Papa decretò il trasferimento della sede vescovile di Iria Flavia, l'attuale Padrón, a Santiago de Compostela.

 

Dante nella Commedia cita proprio il cammino di Santiago al canto 25 del Paradiso.

 

Importante è mettere in luce anche un altro aspetto della Divina Commedia in relazione a questo territorio; sia Cacciaguida, l’antenato di Dante, che anche San Bernardo di Chiaravalle, nacquero coetanei, come già accennato nei giorni scorsi di questo cammmino, e la data di nascita che Dante specifica di Cacciaguida ce la dice con una costruzione letterale molto artificiosa e complessa, per via di un calcolo astronomico articolato che ben definisce quel tempo che risulta essere l’anno 1090.

Questi due personaggi che sono quindi al momento dell’elezione di papa Pasquale II bambini in età compresa fra gli 8 e i 9 anni, vivono questa elezione come qualcosa di enormemente importante, per via della notizia della vittoria della prima crociata in terra santa, che sopraggiunge dopo appena un mese dalla sua investitura. Quindi Papa Pasquale II diventerà il primo Papa di Gerusalemme, e guarda caso il luogo di partenza del cammino della Divina Commedia coincide proprio con la voragine infernale sottostante la città di Gerusalemme, dove nell’inferno descritto da Dante per primo incontriamo il fiume Acheronte, che dalla ricostruzione geografica che prospetto dalla ricomposizione dei frammenti di informazione che il poeta fornisce, è emerso essere proprio il Bidente; e guarda caso infatti il luogo di nascita di questo Papa, Bleda di Santa Sofia (FC), è lambita dal fiume Bidente.

Quindi l’immagine geografica che Dante disegna nella Commedia si trova“stranamente” a collimare con le fattezze di questo territorio..

 

Quindi vi è una sovrapposizione fra reale e immaginario dantesco  nella ricostruzione dell’ambientazione infernale, che bagna il luogo di origine del primo Papa di Gerusalemme, l’Acheronte/Bidente, mettendo in essere un grado di specchiamento fra descrizione geografico dantesca in rapporto a questo territorio.

 

E vediamo che sempre Dante nella descrizione dell’allocazione delle anime che fa nel canto 2 del Purgatorio ci dice espressamente che chi non va nella spiaggia dove il Tevere s’insala scende nell’Acheronte, quindi ci indica per le anime i due percorsi spirituali possibili, che qui però prendono anche una dimensione di concretezza in quanto le due sorgenti di questi fiumi scaturiscono proprio vicine in questa fetta di Appennino, dove quindi è presumibile che possa esservi un nesso che colleghi volontariamente queste citazioni in un contenitore geografico che fattivamente le contenesse entrambe, in quanto in questo territorio i due fiumi si trovano ad essere vicini, coincidenti con i due luoghi fisici, uno dichiaratamente reale, nella foce del Tevere come partenza per il Purgatorio, e l’altro letterale astratto di partenza per l’Inferno, nell’Acheronte.

Quindi fa coincidere l’inizio dell’inferno con un fiume immaginario, che ora abbiamo visto come invece potrebbe rispondere concretamente nella realtà al Bidente, e l’inizio del percorso purgatoriale nella Commedia con un luogo geografico reale, la foce del Tevere, che poi abbiamo visto che risalendo lungo il suo corso fino alla sua sorgente si incontri con l’altro fiume nell’altro versante, quindi che i due fiumi risultino essere ricompresi nello stesso contenitore geografico appenninico, quello che tu stai calcando ora.

 

Come altra stranezza che va messa in evidenza vi è che in fondo all’Inferno avviene una cosa singolare, i personaggi Virgilio e Dante per oltrepassare Lucifero lo scalano aggrappandosi ai sui peli e si trovano rovesciati dall’altra parte nell’uscita dell’inferno in direzione del Purgatorio, in quel pertugio tondo che è la Natural Burella.

Quindi per uscire fuori dall’inferno ecco che devono capovolgersi nell’arrampicata sul dorso di Lucifero, quindi simbolicamente ci dice che deve avvenire un rovesciamento per passare dall’Inferno al Purgatorio; che ricalca ciò che in effetti avviene con quanto prospetto in questa lettura geografica dell’opera, proprio perché arrivati a risalire l’Acheronte/Bidente fino alla sua sorgente; e ti ricordo che è Dante che mette in relazione questi due fiumi come spartiacque delle anime.. l’Acheronte e il Tevere; per oltrepassarlo bisogna proprio capovolgersi, in quanto arrivati in cima all’Appennino con alle spalle l’Acheronte se si procede in direzione del Tevere ci si ritrova capovolti andando in direzione opposta, in una semplificazione geografica che renda possibile  descrivere ciò che accade realmente qui.

Vediamo infatti che in questo luogo vi è una opposta direzione di scorrimento delle acque di questi due fiumi che nascono in questo comprensorio, perché le acque che cadono in questa cresta d’Appennino prendono due direzioni opposte, da una parte le acque convogliano nel Bidente che scorre a Nord, e dall’altra parte nel Tevere a Sud.

 

Quindi in quel simbolo di rovesciamento che Dante pone vi si rintraccia cosa veramente avviene in questo territorio, dove i fiumi hanno sensi di scorrimento opposti fra quelli contemplati nell’Inferno, Acheronte Stige e Flegetonte, che scorrrono tutti a Nord, e quello citato espressamente all’inizio del Purgatorio il Tevere, ricalcando questo capovolgimento che in effetti qui avviene realmente;  proprio in riferimento ai fiumi che è lo stesso Dante a citare espressamente nella sua Commedia, sia il Tevere che anche l’Acquacheta; dove l’Acquacheta è l’ultimo fiume prima del lago ghiacciato di  Cocito, quindi del termine dell’Inferno, prima della risalita al Purgatorio in quell’inversione di rotta.

 

Tornando al ragionamento sui personaggi Cacciaguida e San Bernardo di Chiaravalle, come precedentemente illustrato Pasquale II si trova a ricevere la graditissima notizia della vittoria in terra santa della prima crociata quando questi due personaggi della Commedia hanno vita vera in quel periodo storico, vivendo gli anni del pontificato di papa Pasquale II, durato ben 19 anni, con tutto il rimando d’impronta politica che ne consegue, che come abbiamo visto è stato d’ispirazione per gli ordini cavallereschi successivi a quello istituito da questo Papa, quindi d’ispirazione anche per San Bernardo di Chiaravalle da cui prese le mosse per l’auspicata nascita dell’ordine cavalleresco dei Templari, di cui probabilmente Dante faceva parte, un ordine nato e approvato nel 1118 dal Papa subito successivo a Pasquale II, Papa Gelasio II.

E Dante dicendoci di Cacciaguida che fu un cavaliere della seconda crociata, che avvenne nel 1147, lascia trasparire quanto per il poeta fiorentino questo fatto sia motivo di orgoglio.

 

I Templari nascono come secondo ordine cavalleresco dopo quello dei Cavalieri Ospedalieri di San Giovanni di Gerusalemme, per difendere i luoghi santi e i pellegrini; e nella prima ora della loro nascita si trovarono ad interagire con il primo ordine, che oggi ha cambiato nome in ragione delle sue vicissitudini storiche in cavalieri di Malta, fondato nel 1050 circa e reso sovrano il 15 febbraio 1113 da Papa Pasquale II, aprendo così questo Papa le porte all’istituzione degli altri ordini cavallereschi venuti dopo.

 

Nel momento della soppressione dell’ordine dei Templari, caldeggiata da Filippo IV di Francia e sancita da Clemente V, alcuni di questi cavalieri scampati alle persecuzioni confluirono nell’ordine capostipite; quindi un Dante, forse templare, a Papa Pasquale II avrebbe sentito di dovere spiritualmente molto; infatti di un Cacciaguida esalta proprio l’aspetto nobile cavalleresco delle crociate, quindi se ne evince che per un personaggio come Papa Pasquale II, dati i risvolti in campo religioso e politico, Dante, come anche San Bernardo, nutrivano stima.

 

Oggi questo Papa è riconosciuto come figura guida di quel periodo storico, grazie alla rivalutazione in ambito accademico avvenuta da pochi anni a questa parte; perchè riformò la chiesa a un’austerità e maggiore morigeratezza, provenendo lui stesso da un ordine riformato, i Vallombrosani, qualità andate perdute in quel dato ambiente, e in quel determinato periodo.

Possiamo quindi vedere come anche per Dante questo Papa sarà stato sicuramente una figura di tutto riguardo, dato che di quel determinato periodo ne parla nel 15esimo del Paradiso tramite le parole di Cacciaguida, descrivendocelo come ancora morigerato nei costumi, a differenza di quello che si trova a vivere Dante, scellerato.

 

Oggi papa Pasquale II è considerato il 160° papa, anche se questa enumerazione ha un senso più che altro convenzionale, perché all’epoca di Dante sul numero totale dei papi potevano esserci delle divergenze, e anche oggi è da considerarsi un arrangiamento numerico puramente convenzionale, vicino per quanto più possibile alla verità, ma con margini di scarto certo rilevanti, perché di molte figure, nei primi secoli, non è davvero accertata l’esistenza, e di altri papi si discute se siano stati eletti legittimamente o no.

Quindi sul fatto che sia considerato il 160° papa non c’è nessuna certezza scientifica assoluta.

Infatti nel canto 15 del Paradiso, quando Cacciaguida si presenta Dante ci riferisce un numero:

canto 15 paradiso verso 55

 

Tu credi che a me tuo pensier mei

da quel ch’è primo, così come raia

da l’un, se si conosce, il cinque e ‘l sei

 

Quindi ecco che spunta fuori un numero, il 156; ed è davvero singolare il fatto che possa essere ricondotto alla numerazione papale ritenuta rispondente con il periodo di reggenza del pontefice di allora che era appunto Papa Pasquale II, contemporaneo in effetti per un lunghissimo periodo, 19 anni di pontificato, a colui che sta parlando, Cacciaguida.

 

Avendo Dante contestualizzato il suo antenato temporalmente proprio con quella costruzione astronomica tanto artificiosa, dà a questa dimensione temporale molto rilievo, e allo stesso tempo ne tiene lontana la connessione fra i vari tasselli del puzzle che compongono l’intero quadro tutto ricompreso nel medesimo canto, proprio per la loro caratteristica di grande complessità descrittiva, che aveva bisogno di un’analisi dei personaggi sotto un’occhiale che ne ingrandisse il dettaglio del contesto cronistorico.

 

Sembra più una volontà di Dante di contestualizzare temporalmente l’argomento in questione con quel numero 156, che è significativo in rapporto all’antenato, piuttosto che un mero caso, vista l’attinenza con il periodo pontificale rispetto a questo numero.

 

Trova così anche spiegazione proprio la collocazione storica delle figure descritte, Cacciaguida e San Bernardo, che si trovavano a vivere proprio nel periodo delle lotte per le investiture, nati entrambi nell’anno 1090/ 1091, giovani ragazzi quando il papa Pasquale II viene eletto.

 

Una reggenza, quella di papa Pasquale II, che si è distinta per volontà politica e abile capacità diplomatiche nel conferimento di una maggiore stabilità interna della chiesa, e  una maggiore svincolatezza dalla sfera di influenza imperiale; rimanendo in linea con l’idea della riforma a una chiesa maggiormente sobria e che fosse più spirituale e meno temporale.

Per cui Dante potrebbe averlo voluto inserire celatamente proprio come exemplum, come fosse il contraltare di quel biasmo di cui si fa portavoce il poeta fiorentino nella sua opera rispetto agli accadimenti dei suoi tempi nella chiesa.

 

Se si pensa alla prima guida di Dante, Virgilio, come enunciante di questo territorio, tramite quegli attributi che il poeta gli conferisce, Savio e Duca, che stanno proprio a indicare la personificazione in Virgilio con il fiume Savio come suo “sosia”, “quella fonte che spande di parole è si largo fiume”, allora come ultima guida di Dante è significativo che venga chiamato in causa San Bernardo, prima dell’intercessione della Madonna, data l’afferenza al periodo storico di reggenza di Papa Pasquale II, dal quale deve sicuramente essere rimasto affascinato data la prosecuzione dello stesso San Bernardo agli ordini cavallereschi.

 

Tutti aspetti che non fu possibile sottostimare per il politico Dante, che nella gestione di un territorio sarà stato avvezzo a contemplare tutte le peculiarità dello stesso, analizzando le situazioni nella loro interezza, così come conviene in un’analisi politica.

Come potrebbe aver fatto anche per questo territorio che conosceva evidentemente molto bene, come ci dimostra lui stesso nelle innumerevoli citazioni che fa di questa terra con i suoi personaggi, i fiumi, le città, e gli aneddoti, per riuscire a formarne un quadro che contenesse dei riferimenti non immediati, ma esistenti nell’opera.

 

Così in quei versi quando ci dice di fare attenzione al velame de li versi strani, emergono tanti indizi che tutti insieme convergono a disegnare questa terra, e nella quale si trovò a patire le prime pene dell’esilio, ricoverato presso i signori locali, il “buon” Lizio da Valbona, i conti Guidi, i vari monasteri sparsi in queste montagne.. e perché qui aveva i suoi più cari affetti, il ricordo della sua amata Beatrice che continua a vivere in questa terra, per la precisione con la sua schiatta a Portico di Romagna, e godeva poi anche della vista della sua città tanto amata dalla cima del Faletrona, oltre che prolungare un contatto diretto con la sua città per mezzo dei funzionari dell’Opera del Duomo di Firenze qui nelle foreste di Campigna.

 

Fra l’altro è bene notare un’altra cosa al quanto curiosa, Dante del suo antenato Cacciaguida ci dice che partecipò alla seconda crociata, ma da un rapido calcolo, visto che la seconda crociata ebbe inizio nel 1145, il vetusto Cacciaguida all’epoca avrebbe dovuto avere 55 anni circa, partendo così per la crociata come soldato prossimo all’età della sua morte naturale, dato che allora la vita media era molto più corta rispetto a quella attuale dei  giorni nostri.

Quindi il tutto fa risultare questa possibilità come improbabile, direzionando il focus della nostra attenzione invece sul racconto che Dante articola, sui personaggi e sui fatti citati, così da realizzare quell’avvertimento rivolto al lettore di aguzzare l’ingegno.

 

A questo punto proseguiamo nel nostro cammino, e da San Piero arriviamo a Bagno di Romagna, torniamo così nel nostro punto di inizio ora arrivate al capolinea, dove quindi coincidono l’inizio con la fine in un grande giro ad anello; ma se anche tu vuoi andare oltre il segno imposto come fu per Ulisse, ti consiglio di seguirmi ancora in un giorno aggiuntivo che solo le più temerarie possono affrontare, in un azzardo che potrebbe portarti alla deriva del non conosciuto, del nuovo e quindi del tutto possibile, oltrepassando le colonne d’Ercole e passando il segno imposto, completando nel giorno 10 questo cammino invece che farlo finire nel 9; il 10 come il numero della compiutezza…

 

Abbiamo visto che Bagno di Romagna è una zona termale, oramai questo input l’abbiamo bene in mente, ma se è vero che tu hai immagazzinato tante informazioni nuove che prima non avevi, o non avevi in questo ordine progressivo logico, che quindi informano la tua mente chiedendole di prestare maggiore attenzione all’uso delle parole, allora in questo toponimo c’è un significato che solo ora che hai incorporato certi concetti, ti posso svelare.

Romagna abbiamo visto che vuol dire la Conoscenza dell’Amore (l’amore come la forza più potente dell’universo che armonizza e pacifica) da te trasfusa agli alti esseri viventi che abbiano maggiormente sviluppato il principio femminile in loro; simboleggiata dalla donna che in Terra si fa veicolo per la beatitudine. Così Dante riserva di dirigere il suo messaggio a quella parte femminile in tutti presente qual’ora avessero sviluppato l’intelletto d’amore, e che anche io tramite le intuizioni che mi sono giunte di questo territorio sono arrivata alla medesima conclusione leggendo il territorio in un focus che mettesse in relazione il poeta al principio femminile presente in questa terra.

 

Allora il toponimo Bagno ora si carica di un nuovo significato che sta a indicare il riassunto di tutto il cammino.

Si perché B e A, che sono le prime due lettere di questo nome, hanno i primi posti nell’alfabeto italiano, che in origine deriva da quello latino, che a sua volta deriva da quello etrusco, che deriva da quello greco, che deriva da quello fenicio.

Il nome Alfabeto è indicativo proprio dell’insieme delle lettere di un linguaggio, racchiuse in un compendio che le contempla tutte quante e prende il nome appunto dalle prime due della serie greca álpha e bêta, “alfabeto”.

Quindi le prime due lettere che indicano l’alfabeto, tramite il quale si costruiscono tutte le parole, noi le ritroviamo in questo nome Bagno.

 

La radice “Gn” abbiamo visto come indichi il grado più alto di conoscenza, la gnosi, e la O in questo caso significa O di Origine perché siamo partiti da qui e qui torniamo, infatti il segno grafico della O di per se stesso è esplicativo del concetto che qui trova sviluppo, un ritorno in un circolo, quindi qui l’inizio e la fine coincidono.

Ecco che si forma la parola BAGnO che è pregna del significato di questo cammino, un concentrato di conoscenza della vera natura del possibile divenire dell’essere umano che deliberatamente sceglie di vivere una vita di  Volontà, tramite la scelta di purificare il suo Linguaggio che è in diretta comunicazione con le energie che ne scaturiscono.

 

Questo territorio è fitto di cammini ispirati a vari santi, data appunto la presenza di eremi allora come adesso molto importanti; infatti da questo paese passa un cammino, ispirato questo, al santo che nel IV sec. d.C. evangelizzò questa zona, il santo in questione si chiamava S.Vicinio, il primo Vescovo di Sarsina; qui vi giunse dalla Liguria a causa della persecuzione contro i cristiani voluta dall'imperatore Diocleziano.

 

Come simbolo del cammino viene preso il collare che la tradizione dice usato dal santo per fare penitenza, in quanto durante la preghiera vi appendeva una grossa pietra e se lo cingeva al collo, costringendosi così in una posizione alquanto scomoda per purgarsi dei peccati.

 

Al fedele viene posizionato oggi similmente questo collare intorno al collo, senza però nessun peso attaccato, che serve a scacciare i mali dal fisico e dall’anima con l’aiuto di un esorcista che direziona la sua preghiera a che il fedele raggiunga la purificazione.

Se si evince la presenza dal demonio il povero mal capitato verrà preso in cura dal prelato.

 

Questo collare di materiale ferroso, sicuramente anteriore all’ottavo secolo d.C., cosi affermano studi fatti sul materiale e sulla lavorazione dello stesso, ha la forma di un’omega, l’ultima lettera dell’alfabeto greco; infatti è composto da due semicerchi a forma di C tenuti insieme, in una delle due estremità da un perno, e nella parte opposta è presente un’occhiello dove il santo vi faceva passare la corda dove vi legava la pietra pendente.

Tutto a formare il simbolo dell’omega che ne ricorda proprio il grafema: Ω.

 

Quindi il rimando all’idea di chiusura del cerchio dall’origine alla fine, che poi combaciano insieme, qui ha rispondenza sia nel nome che anche nei caratteri presenti in questo luogo; sia nelle lettere presenti nel nome B e A, le prime dell’alfabeto, che anche con la lettera omega Ω, che chiude il nostro excursus riguardante la matrice informazionale sottile di questo nostro cammino.

Quindi qui l’inizio con la fine si trovano a coincidere tramite i simboli presenti nel territorio che li contiene in se tutti quanti.

 

Ora che sappiamo essere così importanti le Parole, perchè modellano il nostro percepito, quindi la nostra rappresentazione del mondo, e in ultima analisi quindi anche tutto il rimando di attrazione di energie in accordo con le energie che noi liberiamo a nostra volta, scomponiamo questo sapere nell’entità costitutiva più minuta, e vediamo come le Lettere, che rappresentano i Suoni corrispondenti, siano il soggetto della nostra dissertazione, che insieme formano le frasi, che veicolano i concetti su cui noi costruiamo tutto il nostro mondo, presente futuro e passato che insieme abbiamo visto coesistere.

 

Di tutto questo impianto ideale, c’è quindi la lettera, come elemento fondamentale.

Quindi le lettere come messaggio in se di inizio e fine di questo nostro particolare discorso e percorso, come costituenti esse stesse di questo messaggio, essendo i mattoncini su cui si costruisce tutto il ragionamento da me esposto che prende le sue origini da molto lontano, tramite il primo turista involontario di questo appennino, Dante, che nella sua permanenza nella prima ora del suo esilio carica di pathos e quindi un peso specifico nella costruzione della geografia dantesca ineludibile, ratificò la nascita della lingua italiana che noi usiamo oggi.

L’Alighieri oltre che il primo linguista italiano che è stato; ancora di più, vista l’angolazione di analisi che io prospetto, fu un vero padre spirituale, in quanto ci ha somministrato il nocciolo vero del messaggio rendendocene partecipi, il Logos come catalizzatore del tempo.

Perché nel mettere in evidenza la natura del Logos si scevera dal suo ancoraggio al pathos che ne scaturisce dall’uso inconsapevole.

 

Ora che conosci l’importanza del linguaggio sei tornata all’origine, dove ogni cosa è possibile perché sei tu che la puoi definire tale, quindi sei all’origine di ogni evento, e così in parallelo sei anche all’origine di questo tuo cammino perché eri partita di qui e qui sei tornata, ecco quindi che qui coincide l’inizio con la fine.

 

Spero che in questo viaggio tu abbia trovato uno studio interessante che ti abbia arricchito di un nuovo sapere, proprio connesso alla matrice delle relazioni fra le persone, le cose, e gli eventi della vita, che ti aiuti a viverli meglio.

 

Ritornando alla Divina Commedia e alla possibilità che Dante abbia scritto da qui parte dell’opera, e ne abbia voluto tratteggiare i contorni, celando degli indizi ad esso connessi che ci attestassero la sua volontà di far accadere in terra il suo cammino, ce lo dimostra un altro gioco di parole significanti, in quanto vi è una relazione stretta fra la numerazione dei canti dell’opera, che ho ravvisato grazie agli studi fatti da Singleton, e altri studi seguenti di Zamponi e Postacchini, dantisti italiani contemporanei, che con la mia interpretazione entrano in sintonia.

 

Tutto inizia dallo studio di Charles Southward Singleton, 1909 - 1985, americano, noto dantista, è stato un critico letterario e docente statunitense, ha insegnato all'università di Harvard. Costui ha notato la presenza all’interno della Divina Commedia di un rapporto matematico di specularità fra i canti centrali del Purgatorio, quelli che vanno dal canto 14 fino al 20, vede che fra questi 7 canti centrali sussiste un rapporto di rispondenza speculare numerica. Precisamente il canto 16 ha lo stesso numero di versi totali del canto 18, 145; il canto 15 ha lo stesso numero di versi totali del canto 19, 145; e il canto 14 ha lo stesso numero di versi totali del canto 20, 151; il 17 invece che è il canto centrale su cui fa perno tutto questo impianto di specularità conta 139 versi.

 

Quindi questi 7 canti, che sono il cuore dell’opera in quanto sono in posizione centrale all’interno della stessa, sono fra di loro in relazione per via di questo rapporto di simmetria.

 

Questa presenza del numero 7 Singleton la chiama “Il numero del poeta al centro”, poiché il 7 rappresenta la creazione (6 giorni+1) del numero di Dio che crea il mondo; ma è anche, il numero del poeta che crea la sua opera d’arte imitando l’agire di Dio.

 

Di queste simmetrie, all’interno della Divina Commedia, se ne trovano altre, e anche il numero 7 compare tante altre volte all’interno delle scoperte fatte dal Singleton.

A tal senso a Singleton sorge un’idea:

Che Dante sin dall’inizio e per tutta la stesura dell’opera avesse ben in mente un progetto chiaro sulla lunghezza dei canti e sulla loro distribuzione?… come anche in parallelo dalla mia ipotesi emerge?!...

 

Si domanda opportunamente il dantista americano come tale segno, simbolo, inviato dal numero 7 al centro del poema, potrebbe mai essere avvertito da un normale lettore d’oggi? E soprattutto, come avrebbe potuto essere riconosciuto da un coevo del poeta?

Il suo ricevimento presuppone, infatti, almeno due operazioni, semplici ma non scontate:

La notazione del numero dei versi lungo ogni canto, o almeno alla fine, inesistenti nei codici, e comparsa solo tardivamente con la stampa; e la disposizione in serie delle lunghezze di ciascun canto.

Il lettore odierno trova la prima operazione già effettuata dall’editore, l’antico o il coevo di Dante avrebbe dovuto procedere personalmente a effettuare entrambe.

 

Singleton non propone spiegazioni e si limita a osservare che forse Dante ha voluto inserire tale schema numerico, che richiama la creazione, “solo” per rendere omaggio a Dio creatore.

Ma è improbabile, e soprattutto improponibile ammettere che Dante abbia predisposto un significante di rilievo senza provvederlo di una forma-significato e di scale di significandi. Dobbiamo, perciò, affidarci anche ad altre considerazioni e ricerche; e ad altre fonti.

 

Una di queste è di Robert Hollander, che nel suo stupendo commento alla Commedia (2000-2007), nelle note che chiudono il canto 17 del Purgatorio, riporta nuovi studi e nuove valutazioni.

Egli reperisce il chiasmo (chiasmo è la figura retorica in cui si crea un incrocio immaginario tra due coppie di parole, in versi o in prosa, con uno schema sintattico di AB,BA) individuato da Singleton come “probabilmente intenzionale” (2).

 

Dopo il lavoro del Singleton si inserisce anche il J. L. Logan che desume, sommando fra di loro le cifre che compongono il numero totale dei versi per ogni canto, tre valori numerici sempre uguali fra di loro, il 10 il 13 e il 7.

 

Poi arriva il dott. Giovanni Zamponi, altro eminente dantista a noi contemporaneo, che sintetizza ulteriormente il lavoro del Logan, perché riduce questi numeri dei versi totali per ogni canto a una cifra sola, quindi dal 10 sommandone le cifre diventa 10  1+0=1, dal 13 diventa 1+3=4, e il 7 rimane uguale a se stesso; vede quindi che ogni canto dà come somma dei suoi versi totali un numero o 1, o 4, o 7 che si ripete tante volte quanti i canti delle 3 cantiche egualmente redistribuiti.

 

E questo è un risultato di notevolissimo interesse, che sicuramente non può essere casuale, cioè che si debba opportunamente ritenere voluto sin dall’inizio da Dante.

 

Quindi Zamponi e Postacchini ottengono una matrice numerica, composta da una sola cifra per ogni canto che identifica la cantica di appartenenza, sommessamente però, cioè interpretando la Commedia da un punto vista  numerico.

Ne risulta che i canti appartenenti alle varie cantiche sono sempre un numero coincidente con le tre cantiche dell’opera, quindi 34, 33 e 33, però non sono più coincidenti i canti nelle medesime cantiche con il calcolo dei loro versi totali, che spesso li identificherebbe in un’altra cantica:

Matrice numerica 4, 34 canti= Inferno

Matrice numerica 1, 33 canti= Purgatorio o Paradiso

Matrice numerica 7, 33 canti= Purgatorio o Paradiso

 

Inferno

 

Purgatorio

 

Paradiso

Canti

Versi

Sintesi

Canti

Versi

Sintesi

Canti

Versi

Sintesi

 

 

 

1

136

1

1

136

1

1

142

7

2

142

7

2

133

7

2

148

4

3

136

1

3

145

1

3

130

4

4

151

7

4

139

4

4

142

7

5

142

7

5

136

1

5

139

4

6

115

7

6

151

7

6

142

7

7

130

4

7

136

1

7

148

4

8

130

4

8

139

4

8

148

4

9

133

7

9

145

1

9

142

7

10

136

1

10

139

4

10

148

4

11

115

7

11

142

7

11

139

4

12

139

4

12

136

1

12

145

1

13

151

7

13

154

1

13

142

7

14

142

7

14

151

7

14

139

4

15

124

7

15

145

1

15

148

4

16

136

1

16

145

1

16

154

1

17

136

1

17

139

4

17

142

7

18

136

1

18

145

1

18

136

1

19

133

7

19

145

1

19

148

4

20

130

4

20

151

7

20

148

4

21

139

4

21

136

1

21

142

7

22

151

7

22

154

1

22

154

1

23

148

4

23

133

7

23

139

4

24

151

7

24

154

1

24

154

1

25

151

7

25

139

4

25

139

4

26

142

7

26

148

4

26

142

7

27

136

1

27

142

7

27

148

4

28

142

7

28

148

4

28

139

4

29

139

4

29

154

1

29

145

1

30

148

4

30

145

1

30

148

4

31

145

1

31

145

1

31

142

7

32

139

4

32

160

7

32

151

7

33

157

4

33

145

1

33

145

1

34

139

4

 

 

 

Che si ottengano dei valori che diano 1, 4, e 7 è ineludibile, dato che risponde a una proprietà matematica, poichè deriva dal fatto che la somma risultante dall’addizione totale dei versi nel canto fatto di terzine, tre versi per ciascuna strofa, che sono ripetute n volte per tutta la lunghezza del canto, più sempre un verso finale, dà sempre come valori o 1 o 4 o 7.

 

Anche da un punto di vista numerologico questa deduzione è estremamente interessante, perché:

4 rappresenta la materializzazione, il disegno di vita che si manifesta.

L’1 è il numero della completezza in se, quindi è il Tutto.

Il 7 è il numero del Divino.

 

Zamponi e Postacchini quindi notano una cosa estremamente interessante, con questa ulteriore condensazione del numero totale di ogni canto a un numero a una cifra sola, si rendono conto che vi era un disegno prestabilito, come una Divina Commedia nella Divina Commedia, in quanto i canti con valore 4 risultano 34, quindi corrispondono ai canti dell’inferno, i canti con valore 1 e 7 sono 33 ciascuno, come quelli del Purgatorio e del Paradiso.

 

Quindi sin dall’inizio della sua opera Dante sapeva a quali criteri numerici doveva far corrispondere un canto piuttosto che un altro, prima ancora di decidere quali contenuti lessicali metterci, simulando un gioco di scatole cinesi in cui i canti della Commedia di senso non immediato appartengono a un contenitore semantico possibilmente anche diverso rispetto all’originale.

 

Allora io incuriosita ci studio sopra e noto che elencando tutti i canti sia dell’Inferno, che del Purgatorio, che anche del Paradiso in tre colonne, una di fianco all’altra, con i numeri a una cifra sola estrapolati dallo studio fatto dal Zamponi e Postacchini, mi accorgo che i canti 6, 8, 16 e 18 di tutte e tre le cantiche hanno lo stesso valore numerico, cioè il canto 6 tanto sia nell’Inferno, che nel Purgatorio, che nel Paradiso, ha come valore numerico 7, mentre il canto 8 in tutte e tre le colonne ha come valore numerico 4, il canto 16 in tutte e tre le colonne ha come valore numerico 1, e infine il canto 18 ha come valore numerico di tutte e tre le colonne ancora 1.

 

Per tutti gli altri canti della Divina Commedia invece noto che fra di loro in senso orizzontale non ci sono altre rispondenze che si mantengono per tutte e tre le cantiche.

 

Allora se faccio la somma aritmetica di questi canti ripetuti per tre volte quante volte sono ripetuti nelle tre cantiche, quindi il 6,8,16 e 18, mi accorgo di una cosa a mio parere interessante, e cioè che 6+6+6+8+8+8+16+16+16+18+18+18=144, il numero 144 ha come radice quadrata 12.

 

Allora tirando le somme, analizzando quanto riesco a estrapolare da questo rapporto geometrico-matematico di allineamento speculare orizzontale dei canti, rilevo che il 12; che è la sintesi di questa operazione di sinterizzazione della Commedia; mi da il numero biblico per eccellenza, in quanto 12 erano gli apostoli di Cristo, il 12 in numerologia è il numero sacro della trasformazione.

 

Il numero 144 esprime la proporzione aurea al massimo grado, in quanto il numero 12 moltiplica se stesso 12 volte dando come risultato 144, e questa è una semplice potenza al quadrato, quindi fin qui tutti i numeri possono avere la propria potenza al quadrato,  quindi nulla di eccezionale, basta calcolarla; ma il 144 è anche il dodicesimo numero della serie di Fibonacci, quindi il numero che esprime al massimo grado armonia perché è sia il dodicesimo numero della serie che anche il risultato del quadrato di potenza di 12.

 

Potremmo dire allora che l’opera letteraria acquista tridimensionalità per mezzo di queste linee di senso fra questi 4 canti rispettivamente nelle tre cantiche che danno profondità prospettica, in un rapporto invisibile ma esistente di pertinenza algebrica.

Come in un quadro di Giotto, contemporaneo a Dante, in cui dall’arte bizantina si passò all’arte moderna, per mezzo della prospettiva e dell’espressività per rappresentare meglio la realtà, così qui l’opera dantesca acquista la sua dimensione, e diventa un solido, come se a tutti gli effetti quel Dante fosse sulla stessa linea d’onda del contemporaneo e stimato Giotto, come in un parallelo fra artisti che vivono le stesse spinte endogene, che cercano meglio di avvicinarsi al mondo reale rappresentandolo con maggiore concretezza, così l’opera letteraria del sommo poeta  ha la sua dimensione nel mondo reale, inserendosi nel mondo costruendo un proprio spazio che articola spessore e dimensione.

Può un’opera letteraria acquistare dimensione e quindi diventare una scultura? O meglio ancora un contenitore per noi esseri viventi, che quindi diventa il luogo dove l’opera si svolge…?

Anticipando di secoli l’arte moderna dove l’artista chiama e inserisce lo spettatore come parte attiva nella sua opera?

Dante allora avrebbe precorso talmente le epoche artistiche da proiettarsi con tutti i piedi nella nostra epoca in arte moderna.

 

E inoltre potrebbe essere un modo per veicolare l’informazione filosofica sottostante che potrebbe riferirsi con buona probabilità alla scuola Pitagorica, e quindi in Dante troverebbe spiegazione quel rimando continuo alla fine di ogni cantica alle stelle, perché sarebbe presagio della riscoperta di questo significato di iniziazione alle verità matematiche veicolate dai pitagorici, che usavano questo simbolo della stella a cinque punte per identificarsi fra di loro, una stella detta stella pitagorica che si disegnavano addosso sulla mano per riconoscersi fra loro.

 

In questa antica scuola iniziatica si asseriva che la matematica fosse il fondamento della nostra realtà, informando questo nostro mondo reale in ogni suo elemento manifesto, riprendendo così Dante questo antico insegnamento sia nella sostanza, e sia anche nella sua simbologia delle stelle, che ce ne preannuncia la riscoperta con l’emersione del significato filosofico di questo simbolo.

 

Nei suoi studi Pitagora (572- 497 a .C.)  rese una scienza esatta lo studio del suono, facendo rivivere la scienza della «Parola», ovvero il potere del suono per l’appunto. Con lo studio sugli intervalli sonori (ottave) penetrò le forme armoniche (toni) fino al suono silenzioso.

Ridusse a valori matematici i rapporti sonori tra masse planetarie e sistema solare concependo i rapporti con la struttura dell’uomo in quelle che vennero definite le Leggi dell’Armonica. (3)

 

E magari quel Dante caricando di intenzione consapevole la sua Commedia, di quell’intenzione salvifica che ci dicono i dantisti presente nell’opera, potrebbe aver lasciato tracce che noi esperiamo oggi in questo blocco universo, diverso dagli altri in cui questa possibilità non si è manifestata; quindi grazie alla possibilità di una geografia nell’opera troverebbe semplicemente manifestazione una potenziale volontà del poeta nell’unione di intenti fra voi due di trovarvi in un luogo che Lui avesse reputato idoneo a tale scopo; fra l’altro coincidente in quella selva oscura che Dante davvero si trovò a percorrere proprio da qui in senso letterale, che si identifica nel passaggio che il poeta fece a cavallo di questa dorsale appenninica quando dal lato toscano si diresse verso quello romagnolo dopo che ebbe concretizzato la disfatta politica; che ti porterei a vedere se tu decidessi di seguirmi un giorno di più in questo cammino; per andare nel luogo dove di sicuro avvenne il convegno fra Dante e la parte ghibellina avversa, che in quel momento diventò sua amica in quanto si sa, il nemico del mio nemico diventa mio amico; quindi per fare con loro un accordo con la speranza di poter rientrare in patria del quale però vide svanire l’efficacia,  in quel luogo Dante realizzò con lucido raziocinio il suo futuro destino da esule; ricalcandone così tu il suo passo a ritroso, dalla Romagna alla parte Toscana, proprio in quel punto dove tentò il tutto e per tutto, il luogo certo di ricongiunzione fra voi dell’inizio del suo pellegrinare e del suo incominciamento dell’opera, da dove questa è incominciata prima nell’ideazione sua di potervi ricongiungere voi nel luogo dove iniziò il suo cammino e dove finirebbe il tuo, perché coinciderebbero in un luogo ben definito geografico i vostri blocchi universo. Dove il poeta capendo che tutte le sue speranza di rientrare a Firenze si sono vanificate, preso da sconforto volge questa situazione a che la sua personale tragedia diventi una Commedia a lieto fine, riscrivendo la storia, proprio come avviene quando si fa un’operazione di rilettura degli avvenimenti della propria vita tramiite l’azione purificatrice del Logos, dove facendo in modo che voi vi ritrovaste come coloro desiderosi di innalzare la propria anima alla luce divina, creò fattivamente il cammino che ripercorrendolo ti conduce nel momento preciso di inizio dell’opera.

 

E di quel Dante poeta nella sua opera leggiamo infatti come lui sia riuscito a fare un viaggio che noi oggi chiamiamo OBE (dall'inglese out of body experience), e che si chiamava, come era in uso allora, Excessus mentis: Il termine indicante genericamente lo stato mistico (estasi) nel quale si trascendono i limiti della condizione umana per unirsi alla divinità.

 

Oggi queste esperienze sono documentate scientificamente dall’università di Padova che studia questo fenomeno dal 2012 con esperimenti e macchinari scientifici certificati, così detto questo se noi oggi ci trovassimo davvero a vivere un paradosso spazio tempo..? Come tu fossi arrivata nel momento del viaggio di Dante quando Lui guarda la sua Beatrice negli occhi, e fossi tu personalmente la sua Beatrice, in quanto in te ora intravedi l’archetipo femminile che contiene il simbolismo della cellula totipotente, e quindi l’archetipo che Dante aveva provveduto a caricare in quella guida celeste, tramite la quale trascende la Terra e arriva a ricongiungersi all’origine del Tutto, Dio.

 

Allora se veramente tu fossi destinata a questo viaggio, dovreste voi, Tu e Dante, incontrarvi in un luogo fisico di questo territorio da dove ebbe inizio il suo cammino; in una differenza di tempo, che però ora sappiamo essere non reale in senso stretto; e tu trovandoti di fronte a Lui potresti stargli vicino e lui lo saprebbe!!!

 

Procedo ancora con un’altra riflessione di carattere speculativo.

Se nel momento della mia intuizione, avvenuta nel 2018, avessi veramente carpito il vero significato dell’opera in questo ricongiungimento in un luogo fuori dal tempo, allora nel tempo attuale in cui tu stai vivendo questa esperienza, come se il poeta avesse saputo sin dall’inizio che arrivati ad oggi si potesse tirare le somme, dovresti tu ora trovare un qualche riferimento nell’opera  che sia di conforto in tal senso.

Vorrei che fossi tu stessa a scoprirlo.

 

Quindi concludendo, come Dante fa dire nel canto decimo dell’inferno alle anime interpellate che se si avvicinano al tempo presente non sono più in grado di predire il futuro, così tu ora potresti essere nella medesima situazione, perché ora la profondità del tempo si annichilisce rimanendo tu con l’unica dimensione del tempo possibile, il Presente, nel quale puoi decidere a quale destino andare incontro, un destino che disegni tu stessa nella scelta che farai.

 

Se vorrai potrai terminare il tuo cammino ora, oppure seguirmi in un ultimo giorno aggiuntivo, quello di domani, nel quale la nostra interazione si svilupperà con un linguaggio che parlerà non più alla tua parte logico razionale, ma alla tua parte più ancestrale tramite i simboli.

 

A te la scelta, non sarà semplice se deciderai di proseguire perchè l’ultima tappa sarà la più estenuante e bella contemporaneamente, dove quando arriverai a méta avrai per la fatica abbandonato il parlottio mentale, infatti quando fai fatica fisica il tuo chiacchiericcio si azzittisce, e farai spazio quindi al momento topico in cui sarà seminata in te una verità nel tuo luogo di potere mentale.

Sei tu a scegliere se fare oppure no questa particolare esperienza, in un’alternativa che determinerà il percepito di questo cammino.

 

Canto X inferno verso 97esimo in avanti:

 

El par che voi veggiate, se ben odo,

dinanzi quel che ’l tempo seco adduce,

e nel presente tenete altro modo».

 

«Noi veggiam, come quei c’ha mala luce,

le cose», disse, «che ne son lontano;

cotanto ancor ne splende il sommo duce.

 

Quando s’appressano o son, tutto è vano

nostro intelletto; e s’altri non ci apporta,

nulla sapem di vostro stato umano.

 

Però comprender puoi che tutta morta

fia nostra conoscenza da quel punto

che del futuro fia chiusa la porta

 

Sarebbe quindi possibile che ti avesse veramente vista in quel suo viaggio astrale fuori dal corpo che è lui stesso a descriverci, presupponendo che il suo messaggio diventasse reale? Nel desiderio di un futuro possibile di realizzazione del suo intento.

 

Allora se questa comunicazione con Dante fosse veramente possibile perché sarebbe stato suo proposito che tu oggi fossi in questa condizione, e ora tu sapresti di questa possibilità, quindi ci fosse una comunicazione di intenti fra voi come i due partecipanti a questo evento, potresti tu lasciare un messaggio al sommo scrivendo a lui qualcosa rispetto a questo cammino.

 

 

Consiglio la visione di questi video

 

 

(1) https://unaparolaalgiorno.it/significato/I/idiotismo

 

(2) La seconda equalità di Zamponi Giovani e Claudio Postacchini, Capodarco Fermano edizioni.

 

(3) https://www.visionealchemica.com/pitagora-e-la-stella-a-5-punte/

 

https://www.youtube.com/watch?v=YbBmx-98F-I

Carlo Rovelli ( Fisico) Viaggiare nel tempo si può

 

https://www.youtube.com/watch?v=39_kMSxktKY

Erica F. Poli - La coscienza oltre i limiti fisici

 

https://www.youtube.com/watch?v=vHMkKH3M33c

Sfruttiamo veramente il 100% del nostro cervello, o solo il 10%?

 

https://www.youtube.com/watch?v=NxeLuUIGAH4

Esperienze fuori dal corpo: Luciano Pederzoli - BN PODCAST

 

https://www.youtube.com/watch?v=yauvgSLkFlg

"All'eterno dal tempo". La Commedia di Dante

 


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